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	<title>Recensioni Archivi - LINKIN PARK ITALIA</title>
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	<title>Recensioni Archivi - LINKIN PARK ITALIA</title>
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		<title>From Zero: la nostra opinione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff Linkin Park Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2024 23:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Linkin Park]]></category>
		<category><![CDATA[Linkin Park Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[From Zero]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In una delle prime interviste rilasciate dopo la presentazione della nuova formazione della band, a proposito del titolo Mike disse che il significato di &#8220;From Zero&#8221; era duplice: da un lato ripartire da zero, dall’altro tornare alle origini. Il ripartire da zero, un reset, c’è stato, ed era abbastanza inevitabile che ci fosse. Quest’album è [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In una delle prime interviste rilasciate dopo la presentazione della nuova formazione della band, a proposito del titolo <strong>Mike</strong> disse che il significato di <strong>&#8220;From Zero&#8221;</strong> era duplice: da un lato ripartire da zero, dall’altro tornare alle origini.</p>



<span id="more-6134"></span>



<p>Il ripartire da zero, un reset, c’è stato, ed era abbastanza inevitabile che ci fosse. Quest’album è un nuovo inizio per i vecchi membri, per i nuovi e anche per i fan. Per quanto riguarda il ripartire dalle origini, invece, forse sarebbe stato meglio dire ripartire da loro stessi.</p>



<p>&#8220;From Zero&#8221; non riparte da Xero, seppur il gioco di parole sia carino. &#8220;From Zero&#8221; riparte da quei ragazzi, oggi uomini, che venticinque anni fa avevano un sogno e talento da vendere, che ad oggi hanno ancora talento e la volontà di continuare ad inseguire quel sogno, nonostante gli imprevisti e con forze fresche a supportarli. Questo album è la perfetta risposta a tutti coloro che, pretendendo con saccenza di aver ragione, insistono nel dire che la band avrebbe dovuto cambiare nome. I <strong>Linkin Park</strong> sono vivi, perché lo è il loro sound e lo sono le loro idee.</p>



<p>&#8220;From Zero&#8221; è un album che attinge da tutte le ere passate dei Linkin Park, tant’è che ascoltandolo si hanno in continuazione <em>deja vù</em> o, per meglio dire, <em>dejà entendu</em>. Le note, le parole, i riff, i ritmi, i temi, gli scream, gli scratch, le strutture delle canzoni, sono piccoli tasselli che vanno a formare il mosaico estremamente riconoscibile che sono i Linkin Park. In questo album però, non ci sono solo i Linkin Park delle origini: ci sono HT, Meteora, MTM, ATS, LT, THP, OML. Ci sono i Linkin Park, che con &#8220;From Zero&#8221;<em> </em>ci vogliono dimostrare che la loro musica, la loro storia, non sono andate perdute. Che le fondamenta sono solide. E hanno resistito al crollo più rovinoso.</p>



<p>Questo album sicuramente non è il loro lavoro migliore, cosa che d’altronde nessuno si aspettava, dopo 7 anni e cambiamenti così profondi. È un album <em>“safe</em>”, in cui i Linkin Park hanno fatto quello che sanno fare meglio: essere loro stessi, senza fronzoli o senza provarci troppo. C’è da dire che a tratti sembra di ascoltare la voce di <strong>Emily</strong> su canzoni di un’era diversa da quella attuale e la sensazione di “già sentito” diventa preponderante. È come rivivere in breve (molto breve, ad esser sinceri) tutta la musica dei Linkin Park con questa nuova formazione, e alcune canzoni sembrano essere state confezionate su misura come a voler dire <em>“hey guardate, sappiamo farlo ancora”</em>, possiamo farlo ancora.</p>



<p>È apprezzabile, rispettabile e sicuramente comprensibile la volontà di riaffermarsi non solo come band, ma proprio come Linkin Park, in mezzo a tanta gente che da 7 anni a questa parte dice che non esistono più. Per alcuni fan sentire di nuovo questo sound così familiare sarà come tornare a casa, una casa in cui credevano di non poter mettere più piede. Per altri sarà un po’ noioso e deludente perché, parlando chiaramente, i Linkin Park sanno essere più di così.</p>



<p>Nella loro voglia di riaffermarsi e dire “ci siamo ancora”, una band che ha fatto della creatività il suo segno distintivo, che non ha mai voluto legarsi a un solo genere, che ha sempre fatto la musica che voleva, per questo album sembra essersi costruita delle mura (musicali) entro le quali muoversi, mura che racchiudono il “genere” Linkin Park. Questo album è tutto ciò che abbiamo già sentito dalla band, non c’è molto di nuovo (a parte l’ovvio) il ché, se da un lato fa dispiacere e rimanere un po’ con l’amaro in bocca, dall’altro è del tutto comprensibile e, pensandoci, forse non ci si poteva aspettare nulla di diverso. E va bene così.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="454" height="212" src="https://linkinpark.it/wp-content/uploads/2024/11/TweetChester.jpg" alt="" class="wp-image-6136"/></figure>



<p><br>Va bene così perché questo è solo il punto di partenza. La band ha provato a se stessa, ai fan e al mondo intero che le fondamenta sono più solide di quanto si potesse pensare, e da qui in poi si può iniziare a costruire.</p>



<p class="has-text-align-right"><em>Articolo a cura di Selene Rossi</em></p>
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		<title>Amends: la nostra recensione</title>
		<link>https://linkinpark.it/discografia/side-projects/amends-la-nostra-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Schiavone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2020 11:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Side projects]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì è finalmente stato pubblicato "Amends", nuovo album dei Grey Daze. Ecco la nostra recensione del lavoro.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[ <p style="text-align: center;"> </p> <p style="text-align: justify;">Il cerchio si chiude. Dopo tre anni dall’annuncio di una reunion dei <strong>Grey Daze</strong> (fatto dallo stesso Chester) e dalla tragica scomparsa del cantante, viene finalmente pubblicato <strong>“Amends”</strong>, nuovo album della band di Bennington precedente ai Linkin Park. Il batterista Sean Dowdell ha saggiamente atteso diverso tempo prima di mettere mano al materiale, lasciando che il dolore si trasformasse lentamente in una ferma volontà nel realizzare il giusto tributo all’amico, compagno di band e socio in affari. Insieme al vecchio bassista Mace Beyers e al nuovo chitarrista Cristin Davis (anche lui amico di Chester ai tempi del liceo), Dowdell ha messo a punto un progetto di primo livello, coadiuvato da diversi musicisti che negli anni hanno conosciuto e lavorato con il cantante in diverse occasioni, andando a riarrangiare e riregistrare alcuni dei migliori brani dei due album in studio dei Grey Daze, “Wake Me” e “No Sun Today”.</p> <p style="text-align: justify;">“Amends” nasce quindi dalla lavorazione strumentale di vecchi pezzi, uniti a tracce vocali registrate da Chester negli anni ’90. Il risultato finale può dirsi riuscito sotto ogni punto di vista: se infatti tra i maggiori punti deboli delle versioni originali poteva contarsi una produzione e dei suoni di livello non ottimale, le canzoni vengono in questo modo permeate di una nuova identità e, pur mantenendo suoni sporchi e puramente anni ’90, il lavoro di restaurazione è considerevole, così come riesce ogni volta a sorprendere la capacità vocale di Bennington. In un comparto strumentale più che riuscito, la voce di Chester si erge con prepotenza, ricordando ancora a tutti (come se ce ne fosse bisogno) di appartenere di diritto alla cerchia dei migliori cantanti della storia del rock recente. Una voce ancora acerba (Bennington all’epoca aveva meno di 20 anni), ma già potente, graffiante, sofferente e catartica. Una voce che riesce a rappresentare bene i traumi che, già a quell’età, avevano inabissato la vita di un ragazzo innocente dall’anima fragile, capace di espiare il proprio dolore solo attraverso un microfono e le sue miracolate corde vocali. </p> <p style="text-align: center;"><img decoding="async" class=" size-full wp-image-3497" src="https://www.linkinpark.it/wp-content/uploads/2020/06/Grey%20Daze%20Promo.jpg" border="0" alt="Grey Daze" width="500" /></p> <p style="text-align: justify;">I brani si muovono tra grunge, alternative rock e venature pop, riuscendo in questo modo a mantenere sempre alta l’attenzione e il coinvolgimento emotivo, anche grazie ai testi personali, con i quali riusciamo a tornare alle esperienze dell’adolescenza del cantante, inquadrando quindi la sua crescita come artista e come uomo. Testi crudi e maturi (soprattutto considerata l’età dell’autore), si susseguono in pezzi incisivi ed emozionanti, resi migliori anche dalla presenza degli ospiti. Da questo punto di vista si fanno notare in primo piano “She Shines” e “B12”, a cui hanno partecipato i chitarristi dei Korn. Le chitarre abrasive e ribassate, insieme ad una performance vocale sofferta sono gli ingredienti della prima, mentre in “B12” Chester sfodera delle strofe quasi rap e un ritornello melodico, evidenziando fin da subito la propria incredibile versatilità. Tra gli ospiti illustri troviamo anche Jaime, figlio di Bennington, che ha partecipato ai cori dell’emozionante “Soul Song”, oltre a Page Hamilton (nella cruda “Sickness”) e alla cantante LP, presente nella conclusiva “Shouting Out”, forse il pezzo più debole del lotto. Le vette più alte vengono invece raggiunte con “The Syndrome”, che alterna strofe melodiche e dark ad uno stacco quasi metal,  “Just Like Heroin”, che culmina in uno scream da pelle d’oca e “Morei Sky”.</p> <p><em>“If I had a second chance I&#8217;d make amends only to find myself losing in the end”</em></p> <p style="text-align: justify;">Questi versi, ripetuti nella bellissima “Morei Sky”, oltre a dare il titolo all’album, rimangono impressi per la loro potenza comunicativa e, ancora dopo tre anni, lasciano quasi scossi nell’affrontare la realtà. Forse Chester Bennington non ha avuto la fortuna di una seconda possibilità. Questa possibilità, tuttavia, è stato capace di donarla a milioni di persone.</p> <p> </p><p>L'articolo <a href="https://linkinpark.it/discografia/side-projects/amends-la-nostra-recensione/">Amends: la nostra recensione</a> proviene da <a href="https://linkinpark.it">LINKIN PARK ITALIA</a>.</p>
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		<title>fine: recensione, testo e traduzione</title>
		<link>https://linkinpark.it/news/linkin-park-italia/fine-recensione-testo-e-traduzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Schiavone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2019 17:41:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Linkin Park Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mike è tornato a far parlare di sè con "fine", nuovo singolo scritto per la colonna sonore del film russo The Blackout. Trovate qui la nostra recensione del brani, insieme al testo e alla traduzione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ad ormai qualche mese dalla fine del Post Traumatic Tour e dopo un silenzio a tratti assordante su ogni social e piattaforma, qualche giorno fa <strong>Mike</strong> ha improvvisamente annunciato l’uscita di un nuovo brano, prevista per il primo novembre. Non che avesse nascosto di essere in studio ormai da tempo ma, nonostante i vari teaser, non si è mai capito davvero cosa avesse in programma.</p>



<p>Il singolo, scritto e prodotto da Mike stesso, si intitola <strong>&#8220;fine&#8221;</strong> e farà parte della colonna sonora di The Blackout, un film russo che uscirà il 21 novembre in Russia ed il 28 novembre in Germania, Austria e nei paesi baltici. Si tratta di un thriller di fantascienza e qui, se siete curiosi o appassionati del genere, vi rimandiamo al <a href="https://youtu.be/SU25LzMg44A" target="_blank" rel="noopener">trailer</a>.</p>



<p>Volendo descrivere il brano in poche parole, ciò che spicca sin dal primo ascolto sono i bassi prepotenti, il tono cupo e la melodia magnetica. Da sottolineare anche la performance vocale di Shinoda: nell&#8217;arco della canzone si intrecciano più livelli e il risultato è davvero convincente. Impossibile negare il miglioramento dietro al microfono che si è verificato negli ultimi anni, in cui le sue capacità sembrano affinarsi sempre più. Il testo del brano, anch&#8217;esso decisamente tetro, è composto da due strofe ed un breve ritornello che si ripetono ed intervallano tra di loro e, seppur ripetitivo in sé, non risulta noioso grazie alla diversificazione di ogni strofa dall&#8217;altra.&nbsp;</p>



<p>Discostandosi da ciò a cui Mike ci ha abituati, sia nel passato lontano che in quello più recente, con molta probabilità questo brano farà storcere il naso a parecchi, soprattutto ai non amanti della musica elettronica. Tenendo però a mente che il brano è nato con uno scopo, esso risulta funzionale al suo ruolo di colonna sonora, adattandosi al mood ed alla trama del film. È quindi un prodotto decisamente ben riuscito che probabilmente rimarrà un unicum e non caratterizzerà la musica che Shinoda ha (sicuramente) in programma per noi. Anche se, conoscendo la sua imprevedibilità, ci aspettiamo di tutto.</p>



<p class="has-text-align-left">Di seguito trovate il testo del brano, con la traduzione in italiano (se siete da smartphone scorrete a destra per la traduzione):</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td> <h3><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; font-weight: bold;">FINE</span></h3> <p><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Tell all the children to lock those doors<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">I&#8217;ve seen the smoke in the sky before<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Gotta be up on my feet when the morning comes<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">‘Cause this fight we can&#8217;t ignore<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">I feel a chill building up inside<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Seeing the sweat filling up my eyes<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Tell every friend, enemy, flesh and blood<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">To send out the battle cry</span></span></p> <p><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Fingers stretching out from nowhere<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Reaching for my throat<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">They&#8217;re hungry for my skin<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Teeth wide smiling that they found me<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Circling around me<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Slowly closing in while you sing</span></span></p> <p><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Everything is gonna be fine<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Everything is gonna be fine</span></span></p> <p><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Fingers stretching out from nowhere<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Reaching for my throat<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">They&#8217;re hungry for my skin, my skin<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Teeth wide smiling that they found me<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Circling around me<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Slowly closing in, you sing</span></span></p> <p><span style="font-size: 12px; color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;">Tell all the children to lock those doors<br></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">I&#8217;ve seen the smoke in the sky before<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Gotta be up on my feet when the morning comes<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">This light we can&#8217;t ignore<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">I feel a chill building up inside<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Seeing the sweat filling up my eyes<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Tell every friend, enemy, flesh and blood<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">To send out the battle cry</span></span></p> <p><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Everything is gonna be fine<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Everything is gonna be fine</span></span></p> <p><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Tell all the children to lock those doors<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">I&#8217;ve seen the smoke in the sky before<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Gotta be up on my feet when the morning comes<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">This light we can&#8217;t ignore<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">I feel a chill building up inside<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Seeing the sweat filling up my eyes<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Tell every friend, enemy, flesh and blood<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">To send out the battle cry</span></span></p> </td><td> <h3 style="text-align: right;"><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; font-weight: bold;">BENE</span></h3> <p style="text-align: right;"><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Dite a tutti i bambini di chiudere le porte<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Ho già visto il fumo nel cielo<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Dovrò essere in piedi all&#8217;arrivo del mattino<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Perché non possiamo ignorare questa battaglia<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Sento un brivido crescermi dentro<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Vedo il sudore riempirmi gli occhi<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Dite ad ogni amico, nemico, carne e sangue<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Di lanciare il grido di battaglia</span></span></p> <p style="text-align: right;"><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Dita che si allungano dal nulla<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Alla ricerca della mia gola<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Hanno fame delle mia pelle<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Bocche spalancate sorridono per avermi trovato<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Mi circondano<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Stringendosi lentamente mentre tu canti</span></span></p> <p style="text-align: right;"><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Andrà tutto bene<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Andrà tutto bene</span></span></p> <p style="text-align: right;"><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Dita che si allungano dal nulla<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Alla ricerca della mia gola<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Hanno fame delle mia pelle, la mia pelle<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Bocche spalancate sorridono per avermi trovato<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Mi circondano<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Stringendosi lentamente mentre tu canti</span></span></p> <p style="text-align: right;"><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Dite a tutti i bambini di chiudere le porte<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Ho già visto il fumo nel cielo<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Dovrò essere in piedi all&#8217;arrivo del mattino<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Perché non possiamo ignorare questa battaglia<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Sento un brivido crescermi dentro<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Vedo il sudore riempirmi gli occhi<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Dite ad ogni amico, nemico, carne e sangue<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Di lanciare il grido di battaglia</span></span></p> <p style="text-align: right;"><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Andrà tutto bene<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Andrà tutto bene</span></span></p> <p style="text-align: right;"><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Dite a tutti i bambini di chiudere le porte<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Ho già visto il fumo nel cielo<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Dovrò essere in piedi all&#8217;arrivo del mattino<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Perché non possiamo ignorare questa battaglia<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Sento un brivido crescermi dentro<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Vedo il sudore riempirmi gli occhi<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Dite ad ogni amico, nemico, carne e sangue<br></span></span><span style="color: #222222; font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: 12px;">Di lanciare il grido di battaglia</span></span></p> </td></tr></tbody></table></figure>



<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La nostra recensione di: POST TRAUMATIC</title>
		<link>https://linkinpark.it/news/linkin-park-italia/la-nostra-recensione-di-post-traumatic/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[lparcshinoda]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2018 11:06:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Linkin Park Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p style="text-align: left;">Mike Shinoda all'esordio da solista con Post Traumatic per raccontare il suo percorso attraverso la perdita di Chester ed una nuova affermazione musicale. Cosa ne pensiamo?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[ <p>Da oggi sugli scaffali dei negozi di musica ed in tutti gli store digitali del mondo, <strong>Post Traumatic</strong> è il tanto atteso ritorno di Mike Shinoda come solista. </p> <p></p> <p>Leviamoci subito il pensiero: <strong>questo è un album di Shinoda e non uno dei Linkin Park</strong>, nonostante adesso sembri essere l&#8217;eredità della band, non è un album composto per darne seguito diretto. Semmai, volendo analizzarlo a livello storico, possiamo vederlo come un passo avanti rispetto al progetto Fort Minor. La &#8220;scena&#8221; (per i feticisti della categorizzazione in generi a tutti i costi) è quella Rap, Hip-Hop e Pop moderna e le influenze sono tutte genuinamente di questo tipo. Inutile cercare il rap/rock marchio di fabbrica dei primi Linkin Park oppure i riff graffianti e le basi elettroniche figlie dei vari rinnovamenti che i losangelini hanno attraversato negli anni. Eppure, per ammissione stessa di Mike, alcuni pezzi dell&#8217;album arrivano direttamente dalle demo di One More Light (e si sente, direi), quindi possiamo vedere questo lavoro figlio in qualche modo delle recenti &#8220;sperimentazioni&#8221; di Shinoda e compagni nelle produzioni pop ed elettroniche degli ultimi anni.</p> <p>Si è detto tanto sulla scelta di Mike di realizzare così a caldo un album e tornare in tour da solo, tante chiacchiere, speculazioni e malignità &#8211; ma i risultati finali sono piuttosto eloquenti: nonostante sia <strong>un pezzo da 90 della musica</strong> sembra quasi sentirsi in dovere di chiedere il permesso ai suoi fan di fare musica. La produzione e la promozione (seppur ben coperta dalla <em>Warner Bros. </em>e dal management dei Linkin Park) sono modeste e simili ad un lavoro Indie, i concerti sono più ristretti, completamente in solitaria ed il contenuto del disco (seppur veda qualche esimia collaborazione) non è da meno. P<span>iacciano o no le sue scelte, quest&#8217;uomo ha dimostrato una grandissima umiltà e capacità artistica, realizzando in pochissimo tempo (e completamente da solo) un album completo sotto ogni punto di vista. La <strong>produzione</strong>, gli <strong>strumenti</strong> (a parte alcune chitarre quasi sempre campionati e sintetizzati), <strong>l&#8217;aspetto artistico</strong> (molto sentito e presente sia nei video in alcuni casi confezionati anche da solo che nei vari artwork e dipinti realizzati per l&#8217;occasione), le <strong>esibizioni ed interviste rilasciate</strong>, tutto crea un unicum davvero ben confezionato e studiato ad arte da Mike, e non ci si poteva aspettare diversamente.</span></p> <p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-3310" src="https://www.linkinpark.it/wp-content/uploads/2018/06/mshinoda_photoshot.jpg" border="0" alt="" width="600px" style="font-size: 12.16px; display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" srcset="https://linkinpark.it/wp-content/uploads/2018/06/mshinoda_photoshot.jpg 800w, https://linkinpark.it/wp-content/uploads/2018/06/mshinoda_photoshot-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p> <p><span>Tralasciando il trittico iniziale, già recensito all&#8217;uscita dell&#8217;EP (</span><a href="https://www.linkinpark.it/recensioni/post-traumatic-ep-la-recensione/">a questo indirizzo</a><span> la nostra recensione) e senza toccare direttamente ognuno dei pezzi dell&#8217;album (di cui trovate il nostro track-by-track ed impressioni a caldo </span><a href="https://www.linkinpark.it/news/linkin-park-italia/post-traumatic-track-by-track/">a questo indirizzo</a><span>) scorriamo velocemente i punti più interessanti di quest&#8217;album, pensato con un percorso non lineare che parte qualche settimana dopo la morte del compagno Chester e si conclude con una ritrovata voglia di mettersi in gioco.</span></p> <p><span>Tra i brani più significativi di questa &#8220;montagna russa di emozioni&#8221; c&#8217;è il terzo estratto, <strong>About You</strong> (che si avvale della partecipazione di <em>blackbear</em>) &#8211; che suona davvero come più canzoni spezzettate ed incollate insieme, e rappresenta forse al meglio quest&#8217;album: se le voci sintetizzate ed il drop ricordano un po&#8217; troppo la musica Trap tanto in voga negli ultimi anni, le parti genuinamente Hip-Hop e le rime di Mike sono tra le migliori mai messe insieme con tanto sentimento ed energia, riuscendo a piacere e creare disturbo allo stesso tempo. </span><span><strong>Promises I Can&#8217;t Keep</strong> (e la strumentale <strong>Brooding</strong> che la introduce) sono tra i pezzi più vicini allo stile più melodico ed Alternative dei Linkin Park seppur senza la verve dei restanti componenti del gruppo. <strong>Lift Off</strong> si avvale della voce di <em>Chino Moreno</em> e delle rime di <em>Machine Gun Kelly</em> e con le sue atmosfere oniriche e testi sopra le righe è sicuramente tra le perle di quest&#8217;album (nonostante l&#8217;occasione sprecata di realizzare un pezzo veramente al cardiopalma, cosa in cui l&#8217;ottima <strong>Running from My Shadow</strong> con <em>grandson</em> riesce benissimo). <strong>Crossing a Line</strong> e <strong>Ghosts </strong>sono tra i pezzi più &#8220;positivi&#8221; dell&#8217;album e sicuramente tra quelli che ricorderemo di più negli anni a venire, grazie a chorus azzeccati e produzione impeccabile. Al contrario tra i punti peggiori del lotto va citata la debole e ripetitiva </span><strong>Make It Up As I Go</strong> (con la voce principale di <em>K.Flay</em>, che non sarebbe neanche male se c&#8217;entrasse qualcosa con il resto dell&#8217;album) ed <strong>I.O.U.</strong> che poteva essere un gran pezzo con un chorus studiato meglio. Piccolo rammarico anche per la chiusura del disco, una <strong>Can&#8217;t Hear You Now</strong> molto bella ma forse non adatta come chiusura (ironico come le ultime cose che sentiamo di quest&#8217;album siano delle vocine sintetizzate totalmente a caso).</p> <p><span>In questo percorso quindi, Mike si arrabbia, soffre, ha momenti di euforia ed altri di profonda disperazione &#8211; cade, si rialza ed ostenta speranza, eppure lo fa sempre in modo composto, strutturato, senza sbavature e con una produzione di grandissima fattura, pulita e puntuale nonostante il poco tempo a disposizione per completare i brani. </span><span><strong>Questo è il principale difetto di questo lavoro</strong>, che possiamo dirlo subito, vale tanto la pena, è un album completo come sonorità (variegate ma omogenee tra loro, con quel mood rap/pop moderno tra melodie, rime taglienti, autotune e basi elettroniche sopra le righe) e come testi affronta perfettamente il tema cardine del disco. Eppure&#8230; appare carente dal punto di vista dell&#8217;incisività complessiva. I pezzi sono quasi tutti belli, si lasciano ascoltare e restano abbastanza in testa ma sembrano ancora chiusi in una sacca emotiva ed artistica che gli impedisce di esplodere davvero e quindi come tali si lasciano anche perlopiù dimenticare facilmente. La sensazione è quella di non riuscire a toccare quasi mai certe vette di grandezza, pur avendone la possibilità, forse per paura di osare troppo o di lasciar andare troppo le proprie emozioni, chissà. <strong>Quest&#8217;album piace ma non lascia il segno.</strong></span></p> <p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-3311" src="https://www.linkinpark.it/wp-content/uploads/2018/06/shinodaliveidentityla.jpg" border="0" alt="" width="600px" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" srcset="https://linkinpark.it/wp-content/uploads/2018/06/shinodaliveidentityla.jpg 1280w, https://linkinpark.it/wp-content/uploads/2018/06/shinodaliveidentityla-1024x576.jpg 1024w, https://linkinpark.it/wp-content/uploads/2018/06/shinodaliveidentityla-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p> <p>Non so se possiamo definirlo un vero e proprio lavoro &#8220;primo&#8221;, ma sicuramente questo <strong>Post Traumatic</strong> non sarà ricordato come il capolavoro di Mike Shinoda e chi aspettava disperatamente un ritorno della musica che amava nei Linkin Park ne resterà amareggiato. Eppure c&#8217;è la sensazione diffusa che queste canzoni daranno il meglio di se direttamente nei live, nelle loro contaminazioni e fusioni con il materiale vecchio e nuovo dell&#8217;artista. Sarà sul palco che vedremo davvero esplodere il &#8220;POST-Post Traumatic&#8221; e sarà suonando che vedremo prendere al nostro Shinoda sempre più confidenza e consapevolezza di questa sua nuova direzione. Siamo più che sicuri che se le premesse sono queste ci aspetta un futuro musicalmente pieno di sorprese e grandi soddisfazioni, <strong>con e senza i restanti membri dei Linkin Park</strong>.</p><p>L'articolo <a href="https://linkinpark.it/news/linkin-park-italia/la-nostra-recensione-di-post-traumatic/">La nostra recensione di: POST TRAUMATIC</a> proviene da <a href="https://linkinpark.it">LINKIN PARK ITALIA</a>.</p>
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		<title>Mike Shinoda &#8211; Post Traumatic EP</title>
		<link>https://linkinpark.it/recensioni/post-traumatic-ep-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dennis Radaelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2018 19:12:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diffusi da qualche ora, i tre pezzi dell'EP rivelano un Mike Shinoda che si mette completamente a nudo riguardo le vicende successive al tragico 20 luglio 2017. Ecco a voi la nostra recensione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<br />
<blockquote>
<p>Gli ultimi sei mesi sono stati come una montagna russa. In mezzo al caos, ho iniziato a sentire una gratitudine immensa – per i vostri tributi, i vostri messaggi di supporto, per la carriera che mi avete permesso di avere e per la semplice opportunità di creare.</p>
<p>Oggi sto condividendo tre brani che ho scritto e prodotto, con immagini che ho filmato, dipinto e montato in autonomia. Nel profondo, il lutto è un&#8217;esperienza personale e intima. In quanto tale, questi sono i Linkin Park né i Fort Minor – sono soltanto io.</p>
<p>L&#8217;arte è sempre stata il posto in cui vado quando ho bisogno di superare la complessità e la confusione della strada da percorrere. Non so dove mi porta questa strada, ma sono grato di poterlo condividere con voi.</p>
<p style="text-align: center;">
</blockquote>
<p>Con questo comunicato, Mike presenta a tutto il mondo il suo nuovissimo EP, <strong>Post Traumatic EP</strong>, la prima pubblicazione dopo il triste avvenimento del 20 luglio e dopo il memorabile concerto dell&#8217;Hollywood. Il titolo del disco fa ben capire il periodo da lui vissuto in seguito alla scomparsa di Chester e i tre brani offerti dal rapper e polistrumentista losangelino sono crudi, composti di getto, un pugno nello stomaco che arriva direttamente all&#8217;ascoltatore e fa comprendere ogni pensiero che ci vuole condividere. E non sono da meno i tre rispettivi &#8220;home-video&#8221; da lui pubblicati.</p>
<p>Seguendo l&#8217;ordine dei pezzi, essi mostrano un Mike in un primo momento abbattuto e in un certo senso smarrito, passando a momenti di schiettezza e delusione di fronte a coloro che evidentemente non lo comprendevano appieno. Ciò è deducibile appieno nella seconda strofa di <em>Over Again</em>, un vero e proprio sfogo personale dove Mike si mette a nudo, senza risparmiarsi. Non è da meno la conclusiva <em>Watching as I Fall</em>, un pezzo molto riuscito dal punto di vista musicale e ancora più diretto dal punto di vista del testo. Lo spazio ritagliato negli oltre due minuti finali del relativo videoclip è un altro pensiero di getto che il rapper ha fatto il 12 dicembre 2017, narrando alcune vicende e assicurandosi di stare bene, di dare il meglio per se stesso, di trascorrere le vacanze con la famiglia e di comporre nuova musica.</p>
<p>È impossibile non accettare questi tre pezzi se non per quello che sono, così come risulta impossibile paragonarli a tutto il materiale pubblicato in precedenza, sia con i Fort Minor che con i Linkin Park, proprio per loro spontaneità. L&#8217;EP è una pagina inedita di un Mike Shinoda addolorato, tormentato e deluso che vuole comunicarci tutto quello che ha passato e che sta passando senza alcun timore e laddove non ci è riuscito completamente con la musica lo fa attraverso questi video e disegni caotici e disturbanti.<span style="font-size: 12.16px;"><br /></span></p>
<p>Non ci resta che augurare un grosso in bocca al lupo a Mike e ringraziarlo per averci reso partecipi di questa fase cruciale della sua vita.</p>
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		<item>
		<title>Linkin Park &#8211; Minutes to Midnight</title>
		<link>https://linkinpark.it/recensioni/linkin-park-minutes-to-midnight/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Schiavone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2015 07:53:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Minutes to Midnight è senza ombra di dubbio l&#8217;album più discusso e chiacchierato dei Linkin Park. Dopo aver sfornato due album al crepuscolo dell&#8217;era del cosidetto nu metal, i sei californiani si accingevano a esplorare lidi musicali a loro sconosciuti, distaccandosi da quanto fatto in precedenza e cercando nuove strutture compositive ed emozioni di stampo [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Minutes to Midnight</strong> è senza ombra di dubbio l&#8217;album più discusso e chiacchierato dei <strong>Linkin Park</strong>. Dopo aver sfornato due album al crepuscolo dell&#8217;era del cosidetto n<em>u metal</em>, i sei californiani si accingevano a esplorare lidi musicali a loro sconosciuti, distaccandosi da quanto fatto in precedenza e cercando nuove strutture compositive ed emozioni di stampo diverso. Per loro è stato senza ombra di dubbio un tuffo nel vuoto, ma senza ombra di dubbio l&#8217;unico modo per sopravvivere nell&#8217; industria musicale mainstream. Per quanto lo sforzo e il coraggio di reinventarsi sia nobile e più che apprezzabile, il risultato mostra alti e bassi; episodi riuscitissimi alternati ad altri di cui non si può dire lo stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma andiamo con ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Le principali differenze che possiamo riscontrare tra <strong>Minutes to Midnight</strong> e gli album pubblicati in precedenza è una tendenza verso composizioni più ispirate al <em>pop rock</em> che all&#8217;<em>alternative metal</em>. Spariscono quindi i <em>power chord</em>, il rap di <strong>Mike Shinoda</strong> e gli scream di <strong>Chester Bennington</strong> diminuiscono drasticamente, i testi anzichè esprimere ruvida frustrazione e rabbia adolescenziale sono orientati verso tematiche più mature e politiche, mentre <strong>Joe Hahn</strong> sparisce quasi completamente dalla scena come DJ. <strong>Brad Delson</strong> si cimenta anche in alcuni assoli di chitarra, una novità assoluta per i Linkin Park che conferma la loro ispirazione tratta da gruppi classicamente soft rock come <strong>U2</strong> o i <strong>REM</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;album inizia con la strumentale <em>Wake</em> che, pur non essendo nulla di che sotto il profilo prettamente compositivo, crea un&#8217;ottima atmosfera &#8220;da risveglio&#8221; che fa capire che dopo quattro anni i Linkin Park sono tornati sulle scene. A <em>Wake</em> fa seguito <em>Given Up</em>, una delle canzoni più aggressive mai composte dai nostri in cui fa capolino un inaudito urlo di <strong>Chester</strong> lungo ben 18 secondi. Una cosa da infarto se si pensa alla resistenza vocale necessaria. Ma non è questo l&#8217;unico motivo per cui <em>Given Up</em> è degna di nota. Anche il basso di <strong>Phoenix</strong> finalmente si fa sentire e <strong>Rob Bourdon</strong> mostra tutte le sue capacità di batterista, non facendo nulla di spettacolare ma ritmando in maniera azzeccata la canzone.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma già con <em>Leave Out All the Rest</em> vengono alla luce i primi difetti dell&#8217;album. Per quanto sia una canzone che si lascia ascoltare piacevolmente, manca completamente di carattere e di una qualsivoglia scintilla che possa renderla veramente interessante. E così un tentativo di ricreare atmosfere quasi trip hop in realtà ricordano i <strong>Badfinger</strong> più che gli <strong>Archive</strong>. Più efficace è <em>Bleed It Out</em> con un ritmo saltellante e un riff di chitarra semplice ma efficace a sottolineare un ritornello orecchiabile dal sicuro appiglio. I Linkin Park si dimostrano anche saggi abbastanza da farla terminare dopo neanche tre minuti di durata, di più effettivamente avrebbe solo allungato a dismisura una canzone che non aveva più niente da dire. La successiva <em>Shadow of the Day</em> crea delle ottime e malinconiche atmosfere, ma è fin troppo ispirata da <em>With or Without You</em> degli U2 (ai limiti del plagio in certi tratti). Ma si tratta di una canzone che riesce comunque a scamparla grazie ad un intelligente uso dell&#8217;orchestra e grazie all&#8217;ottima prova canora di <strong>Chester</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fa seguito la (fin troppo) sentita <em>What I&#8217;ve Done</em>. Una piacevole canzone rock ma nulla più. Veramente notabile è solo la prova alla batteria di <strong>Rob Bourdon</strong> e uno dei rarissimi interventi di <strong>Joe Hahn</strong>. Per quanto trascinante è tutt&#8217;altro che un brano memorabile in cui nel finale fa capolino un irritantissimo <em>&#8220;na na na&#8221;</em> di <strong>Mike Shinoda</strong> che però è l&#8217;assoluto protagonista di <em>Hands Held High</em>. Il rap è il solitario protagonista di una canzone emozionante e dal gusto ecclesiastico. Una preghiera di reverendo Shinoda per un mondo futuro migliore che si scaglia contro la guerra e l&#8217;ingiustizia. Un brano pieno di emozioni in uno degli episodi più riusciti dell&#8217;album.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>No More Sorrow</em> è d&#8217;altro canto una canzone ruvida in cui fa di nuovo capolino la batteria di <strong>Rob Bourdon</strong> a rendere potente un brano dal forte impatto grazie ai suoi ruvidi riff di chitarra e gli scream di <strong>Chester</strong>. Tutt&#8217;altro che memorabile è, al contrario, <em>Valentine&#8217;s Day</em>. La prova del sempre ottimo cantante non basta a sollevare una canzone scialba e senz&#8217;anima. In teoria dovrebbe essere una canzone in grado di far comparire una lacrimuccia negli occhi dello spettatore ma in realtà non fa altro che provocare sbadigli. La canzone sa troppo di già sentito e il delicato arpeggio di chitarra finisce con l&#8217;annoiare con la sua ripetitività. Ma <em>Valentine&#8217;s Day</em> non è neanche lontanamente noiosa quanto la successiva <em>In Between</em>. La prima prova da cantante autonomo di <strong>Shinoda</strong> si dimostra essere un clamoroso buco nell&#8217;acqua, dando vita ad una canzone né carne né pesce e diventando uno strazio lungo tre minuti in cui si spera che finalmente il brano parta davvero ma che invece va in retromarcia più a lungo prosegue.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente <strong>Minutes to Midnight</strong> finisce con le due canzoni migliori del plotto. <em>In Pieces</em> con il suo crescendo costante e un ottimo dosaggio dei suoi vari elementi crea un vortice emotivo e sonoro da cui è difficile non farsi affascinare. Ma dove l&#8217;album raggiunge il suo apice è in <em>The Little Things Give You Away, </em>una ballata rock degna dei migliori <strong>Pearl Jam</strong>. La canzone inizia piano piano e introduce costantemente nuovi elementi con un climax finale a cappella semplicemente incanevole. L&#8217;assolo di chitarra e l&#8217;intero intermezzo sottolineato dal mai troppo lodato <strong>Bourdon</strong> provocano pelle d&#8217;oca e brividi lungo la schiena. Fuor di dubbio la miglior canzone dell&#8217;album e una delle più riuscite dell&#8217;intera carriera dei <strong>Linkin Park</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludendo, <strong>Minutes to Midnight</strong> è un album con alti e bassi. Alcuni episodi riuscitissimi non gli tolgono la targa di essere l&#8217;album forse più debole della loro carriera. Nonostante i suoi tanti ed evidenti difetti era la mossa giusta all&#8217;epoca e aprì le porte verso ciò che i Linkin Park sono poi diventati.</p>
<p> </p>
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		<item>
		<title>Linkin Park &#8211; Hybrid Theory EP</title>
		<link>https://linkinpark.it/recensioni/linkin-park-hybrid-theory-ep/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Schiavone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2015 16:55:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni  band che si rispetti ha cominciato con un EP e i Linkin Park non sono certo da meno. Prima di Hybrid Theory, prima del contratto con la Warner, prima del successo planetario, prima dei milioni di dischi venduti i sei californiani, all&#8217;epoca ancora conosciuti con lo stesso nome che avrebbe poi preso il loro [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ogni  band che si rispetti ha cominciato con un EP e i <strong>Linkin Park</strong> non sono certo da meno. Prima di <strong>Hybrid Theory</strong>, prima del contratto con la Warner, prima del successo planetario, prima dei milioni di dischi venduti i sei californiani, all&#8217;epoca ancora conosciuti con lo stesso nome che avrebbe poi preso il loro album d&#8217;esordio, composero questo EP.</p>
<p style="text-align: justify;">Correva l&#8217;anno 1999. Il secondo millennio stava volgendo al suo termine e lo stesso stava facendo quella corrente musicale denominata nu metal che tanto spopolava durante la seconda metà degli anni novanta. L&#8217;epoca di rap misto a metal, di crossover fra beat e power chord da lì a poco non sarebbe stato altro che uno sbiadito ricordo nella collezione di CD di un vecchio fan dei <strong>Korn</strong> e dei <strong>Limp Bizkit</strong>. Fan di questa corrente erano anche i ragazzi del college che sarebbero poi diventati famosi con il nome <strong>Linkin Park</strong> e la loro ispirazione all&#8217;ambiente crossover è più che evidente nel loro primo EP.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo da <em>Carousel</em>, in mezzo ai suoi vocalizzi arabeggianti e la sua melodia minimale, ci mostra quanto i canoni del <em>nu metal</em> vengano rispettati: i power chord semplici ed efficaci di chitarra e basso fanno da struttura portante per le strofe <em>rap</em> e i ritornelli dal cantato aggressivo innestate nella più classica forma canzone. Semplice, diretta ed emozionale. Sono questi i tre aggettivi da affibbiare a <em>Carousel</em> e si addicono perfettamente a tutto l&#8217;<em>EP</em>. Passando per l&#8217;intermezzo <em>Technique</em>, che ricorda vagamente il <em>downbeat</em> dei <em>Thievery Corporation</em>, in cui <strong>Joe Hahn</strong> mette per la prima volta in mostra le sue qualità da disk jockey, giungiamo a <em>Step Up</em>. Il rap di <strong>Shinoda</strong>, pesante e intenso, è l&#8217;assoluto protagonista del brano in quanto inframezzato da un ritornello e da un bridge in tutta sincerità un tantino fuori luogo e quasi urticanti. Ma si tratta di una caduta di stile perdonabile per essere il primo lavoro di un gruppo di poco più che ventenni che comunque mostra una maturità notevole nelle sue composizioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>And One</em> è un brano dallo spiccato gusto <em>Deftonesiano</em>. Una canzone ansiosa e angosciante in cui il duetto fra i due cantanti si mostra in tutta la sua efficacia e gli scratch provocano brividi gelidi lungo la schiena dell&#8217;ascoltatore. È invece la voce distorta al computer ad introdurre <em>High Voltage</em> e di nuovo il rap a proseguirla fra arpeggi di chitarra e un lugubre accompagnamento di basso. Notevoli i i vocalizzi di <strong>Bennington</strong> nella seconda metà della canzone che donano al brano un&#8217;atmosfera magica ed inspiegabilmente oscura ma dolce allo stesso momento. Il plotto si conclude con <em>Part of Me</em>, la canzone che senz&#8217;altro ricorda più da vicino i futuri due album dei Linkin Park grazie al suo ritornello emozionale che fa capolino su un tappeto di power chord, effetti sonori computeristici e al suo ambiente malinconico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hybrid Theory EP</strong> non contiene certo i picchi massimi mai raggiunti dai nostri, ma si tratta comunque di un lavoro di buon livello che ha aperto la strada per tutto quel che è stato dopo. Una piccola perla nata durante il canto del cigno del genere a cui appartiene.</p>
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		<title>Linkin Park &#8211; Hybrid Theory</title>
		<link>https://linkinpark.it/recensioni/linkin-park-hybrid-theory/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Schiavone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2014 18:31:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È qui che cominciò tutto nel 2000; con questo soldato con ali da libellula su sfondo grigio. A molti potranno tornare in mente vecchi ricordi al pensiero di questo album, dal primo anno del nuovo millennio sono successe tante cose ad ognuno di noi: esperienze, amori, delusioni, frustrazioni, gioie e quant&#8217;altro possa comporre la vita [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È qui che cominciò tutto nel 2000; con questo soldato con ali da libellula su sfondo grigio. A molti potranno tornare in mente vecchi ricordi al pensiero di questo album, dal primo anno del nuovo millennio sono successe tante cose ad ognuno di noi: esperienze, amori, delusioni, frustrazioni, gioie e quant&#8217;altro possa comporre la vita di una persona. Questo con sempre <strong>Hybrid Theory</strong> al proprio fianco, l&#8217;album senza ombra di dubbio più amato dei <strong>Linkin Park</strong>. Se tutti gli altri lavori, da <em>Meteora</em> fino a <em>The Hunting Party</em>, hanno, quale più quale meno, dei detrattori non si troverà da nessuna parte un fan dei sei californiani a cui non piace il loro disco d&#8217;esordio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">E questo a buon ragione. Il motivo non è solo che si tratta dell&#8217;album che ha fatto conoscere i Linkin Park alla vecchia guardia e a cui tutti gli appassionati aggiuntisi negli anni a venire guardano con riverenza come uno degli ultimissimi successi del fantomatico e ormai moribondo <em>nu metal</em>. Il motivo non è da ricercarsi nemmeno nel coinvolgente sound, incredibilmente maturo per una band di ventenni; un sound che rende così unica l&#8217;atmosfera di un album come <strong>Hybrid Theory</strong> in cui la complessità compositiva non è certo di livello elevatissimo. Ciò che rende memorabile l&#8217;esordio dei nostri è l&#8217;intensissima e travolgente carica emotiva di cui è intriso il disco. Emozioni e rabbie adolescienziali, ma non per questo delle banalità. Dal primo all&#8217;ultimo, i 38 minuti che compongono Hybrid Theory compongono un affresco di emozioni condensate in musica con l&#8217;innegabile pregio di trascinare l&#8217;ascoltatore all&#8217;interno della propria intimità e in quella dei componenti della band.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">Dal punto di vista prettamente musicale, sono chiare le ispirazioni derivate dal <em>post-grunge</em> dei primi <strong>Stone Temple Pilots</strong>, dall&#8217;<em>alternative</em> dei <strong>Deftones</strong> e dai ritmi elettronici dei <strong>Depeche Mode,</strong> mentre il rap di <strong>Mike Shinoda</strong> mostra punti in comune con i <strong>Run DMC</strong>. Il tutto ovviamente infarcito da influenze dei gruppi <em>nu metal</em> dell&#8217;epoca d&#8217;oro: <strong>P.O.D.</strong>, <strong>Korn</strong>, <strong>Rage Against The Machine</strong>, <strong>Limp Bizkit</strong>, eccetera. Semplici <em>power chord</em>, canzoni tutto sommato brevi e semplici, ampio utilizzo di componenti elettronici (merito del DJ <strong>Joe Hahn</strong>) e fusione e alternanza fra elementi <em>rap</em> e altri più prettamente <em>alternative metal</em>; tutto questo con l&#8217;aggiunta di una cosa: l&#8217;emozionalità di cui sopra. Una sottile e dolce velatura <em>pop</em> che conferisce al soldato della copertina le sue ali e rende Hybrid Theory qualcosa in più di una semplice continuazione del lavoro fatto dai gruppi su citati. Qualcosa in grado di essere ricordato ancora oggi e non essere finito nell&#8217;infinito dimenticatoio del mainstream. Qualcosa in grado di sfornare undici potenziali singoli su dodici canzoni presenti nel plotto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">Partendo da <em>Papercut</em> si viene subito proiettati nell&#8217;universo di questo disco. Il rap di Shinoda si scatena come una mitraglietta mentre il cantato di <strong>Chester Bennington</strong> duetta con le strofe <em>hip hop</em> creando un climax emotivo che si scatena a metà canzone dove i due cantanti si affiancano in una conclusione da pelle d&#8217;oca e brividi. <em>One Step Closer</em> d&#8217;altro canto è un brano più aggressivo che si basa su un riff di chitarra semplice ma efficace che accompagna una prova maiuscola di Bennington che sublima nell&#8217;arcinoto urlo <em>&#8220;Shut Up!&#8221;</em>. Ma alla fin dei conti, si tratta del brano forse più debole dell&#8217;album, memorabile solo per l&#8217;urlo di cui sopra e per poco altro. D&#8217;altro canto si può, a ragione, affermare che molti album possono solo sognarsi un anello debole come questo, perchè si tratta comunque di una canzone che cattura ed è efficacissima. La successiva <em>With You</em> con la sua dolce malinconia e il suo ritornello potente continua senza battere ciglio il discorso intavolato dalle prime due canzoni. Dopo un inizio così travolgente i Linkin Park si permettono di dilagare con <em>Points Of Authority</em>, un brano quasi claustrofobico in cui fa capolino un martellante rap a metà canzone. La tristezza e l&#8217;angoscia invece sono assoluto protagoniste in <em>Crawling</em> dove Bennington si cimenta in una delle sue performance vocali migliori in assoluto. Oppressa, angosciante e deprimente, la canzone trascina attraverso tre minuti di atmosfere gelide e oscure. Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda è <em>Runaway</em> con la batteria di <strong>Rob Bourdon</strong> in grande spolvero a sottolineare il susseguirsi di strofa e ritornello che non lascia vie di scampo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">Con <em>By Myself</em> si raggiunge il picco malinconico di Hybrid Theory. Tanti elementi atmosferici rendono questa canzone un piccolo gioiello dove più strati sonori si sovrappongono dando vita all&#8217;atmosfera lugubre di questa canzone con un ritornello in cui ci si meraviglia che le corde vocali di Bennington non si siano spezzate durante le registrazioni. Segue la canzone più famosa dei Linkin Park, la canzone che li ha consegnati dritti dritti tra le braccia delle top ten delle classifiche e nei cuori dei loro fan: <em>In The End</em>. La triste melodia di pianoforte e la ancora una volta superlativa prova di Bennington sono le protagoniste indiscusse della canzone in buona compagnia del rap di Shinoda e dei beat di Joe Hahn. Come al solito sono le emozioni che le canzoni riescono a scaturire a renderle così degne di nota. Continuando sulla stessa strada dell&#8217;emotività, ma con un accento più marcato sulla componente aggressiva, troviamo <em>A Place For My Head</em> con il solito duetto fra cantato melodico e rap che culmina in un finale di pura rabbia e adrenalina per poi passare senza soluzione di continuità a <em>Forgotten</em>, canzone che riprende a grandi linee tutti gli elementi di Hybrid Theory divenendone la sintesi. Intermezzo è la strumentale <em>Cure For The Itch</em> in cui Mr. Hahn dà prova delle sue doti di ingegnere del suono creando un pezzo quasi <em>ambient</em> di sicura presa. Si conclude con <em>Pushing Me Away</em> dove le emozioni raggiungono il loro zenit. L&#8217;ennesima superlativa prova vocale e la soffice malinconia dell&#8217;arpeggio di chitarra chiudono degnamente l&#8217;album con una canzone emotiva e fortemente introversa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;"><strong>Hybrid Theory</strong> è un disco d&#8217;esordio come se ne trovano pochi che mostra una maturità stilistica non indifferente data la giovane età dei membri del gruppo all&#8217;epoca. All&#8217;inizio della loro carriera i<strong> Linkin Park</strong> batterono subito un colpo e posero le basi per essere una delle <em>rock band</em> più acclamate e discusse del nuovo millennio con tante persone da ambo le parti, detrattori e fan. Di certo rimane il fatto che i sei californiani all&#8217;inizio della loro carriera sono riusciti subito a sfornare un album che ha reclamato l&#8217;attenzione dell&#8217;intera industria musicale.</span></p>
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		<title>Linkin Park &#8211; Reanimation</title>
		<link>https://linkinpark.it/recensioni/linkin-park-reanimation/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Schiavone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2014 07:39:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se la copertina di Hybrid Theory mostrava un soldato con ali da libellula a simboleggiare le due anime, una aggressiva e una dolce, dei Linkin Park, la copertina di Reanimation non poteva essere più appropriata: un robottone di chiara ispirazione da Gundam Wing estremamente simile al soldato dell&#8217;album di debutto del gruppo. Questa versione robotica [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se la copertina di <strong>Hybrid Theory</strong> mostrava un soldato con ali da libellula a simboleggiare le due anime, una aggressiva e una dolce, dei <strong>Linkin Park</strong>, la copertina di <strong>Reanimation</strong> non poteva essere più appropriata: un robottone di chiara ispirazione da <em>Gundam Wing</em> estremamente simile al soldato dell&#8217;album di debutto del gruppo. Questa versione robotica della copertina di Hybrid Theory esplicita il remix elettronico a cui i Linkin Park hanno sottoposto le sue dodici canzoni per creare qualcosa di nuovo che contemporaneamente è simile e fedele all&#8217;originale ma altrettanto fresco e originale da non renderlo né inutile né irriconoscibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">La componente elettronica è di fatto particolarmente accentuata, ma sarebbe sbagliatissimo ridurre l&#8217;album solo a questo. Lontanissimo da remix in pura salsa dance dove non si fa altro che aggiungere un ritmo &#8220;tunzante&#8221; in sottofondo lasciando sostanzialmente invariate le canzoni in sé, in <strong>Reanimation</strong> ci troviamo a far fronte a vere e proprie reinterpretazioni delle canzoni di Hybrid Theory con una propria anima ed una propria identità tanto da renderlo un lavoro a sè stante, in grado di stare in piedi anche senza l&#8217;originale. Per raggiungere questo sono stati riuniti i più disparati musicisti e produttori della scena crossover/alternative metal dell&#8217;epoca: da <strong>Aaron Lewis</strong> degli <strong>Staind</strong> a <strong>Stephen Richards</strong> dei <strong>Taproot</strong> fino a <strong>Jonathan Davis</strong> dei <strong>Korn</strong>, il tutto sotto la guida di <strong>Mike Shinoda</strong>, qui in veste di produttore. Pur non trattandosi di un album concettuale in senso stretto, diversi tratti ne rammentano le caratteristiche. Ampio è l&#8217;utilizzo di intermezzi, perlopiù dimenticabilissime telefonate a dire il vero, e di passaggi da un brano all&#8217;altro senza soluzione di continuità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em; text-align: justify;">Il risultato è un lavoro con sonorità e atmosfere come veramente non se ne trovano da nessuna altra parte. Aldilà del bene o del male va dato atto che musica di questo tipo è veramente più unica che rara. Come classificarlo? Rap metal? Alternative hip hop? Synth metal? Alternative rap electronic proto classic rock metal? Ma serve davvero un&#8217;etichetta? Questo per dire che non c&#8217;è etichetta che si addica a Reanimation ed è bene che sia così. Ciò che salta all&#8217;orecchio quasi subito è che le due anime dei Linkin Park sono ottimamente mantenute, da una parte le chitarre distorte e pesanti beat elettronici dall&#8217;altra effetti ambient e quieti inserti di pianoforte. Dopo ripetuti ascolti non si potranno che notare i tantissimi effetti sonori utilizzati anche sovrapposti che quasi sempre raggiungono il limite della cacofonia salvo fermarsi ogni volta al punto giusto, al confine fra caos e melodia. Un album ricco quindi, ricco di idee e di elementi. In tutto questo fa piacere scoprire che l&#8217;emotività che caratterizzava Hybrid Theory non è andato perduta, tutt&#8217;al contrario alcuni episodi riescono nell&#8217;ardua impresa di superare le controparti originali in questo senso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify; line-height: 1.3em;"><span style="line-height: 1.3em;">Cominciando da </span><em style="line-height: 1.3em;">Opening</em><span style="line-height: 1.3em;"> si può notare subito l&#8217;atmosfera calda e accogliente di Reanimation. Ma se questa apertura ha un sapore quasi sinfonico donato dall&#8217;ampio utilizzo di archi, il resto dell&#8217;album è, come già precedentemente rimarcato, dal gusto più spiccatamente elettronico, una sinfonia elettronica. </span><em style="line-height: 1.3em;">Pts.OF.Athrty</em><span style="line-height: 1.3em;"> è forse il remix più simile all&#8217;originale, sia come struttura sia come sonorità, aggiungendo un tocco di claustrofobia in più. Da tutt&#8217;un altro mondo arriva </span><em style="line-height: 1.3em;">Enth E Nd</em><span style="line-height: 1.3em;"> che trasforma il cavallo da battaglia di Hybrid Theory in un pezzo scanzonato dal gusto puramente rap, la malinconia originale si tramuta in un ritmo canterino e danzante abbastanza inappropriato come remix e come contesto dell&#8217;album. Si tratta, fortunatamente, dell&#8217;unico passo falso all&#8217;interno di un plotto di alto livello che si riprende immediatamente con </span><em style="line-height: 1.3em;">Frgt/10</em><span style="line-height: 1.3em;">. La melodia di pianoforte, strumento che molto spesso si farà sentire in accompagnamento alle canzoni di Reanimation, sottolinea il rap al contempo cool e malinconico di Shinoda e </span><strong style="line-height: 1.3em;">Chali 2na</strong><span style="line-height: 1.3em;">. La seguente </span><em style="line-height: 1.3em;">P5hng Me A*wy</em><span style="line-height: 1.3em;"> riesce a superare il già enorme tasso emozionale del suo alter ego di Hybrid Theory. La tristissima e tormentata atmosfera creata da un ritmo incalzante e dal pianoforte non potrà lasciare indifferente l&#8217;ascoltatore. Il crescendo emotivo e strumentale a cui si aggiunge in continuazione un nuovo elemento esplode nell&#8217;ultimo ritornello passando per un bridge struggente. Un simile climax lo troviamo in </span><em><span style="line-height: 1.3em;">Plc.4 Mie H</span>Æ<span style="line-height: 1.3em;">d</span></em><span style="line-height: 1.3em;">, canzone che più di ogni altra esemplifica il confine non sorpassato fra cacofonia e musica sopra descritto. Alla partenza di rap e rari beat elettronici si aggiungono man a mano sempre nuovi suoni. La canzone cresce e cresce fino a scatenarsi in fuoco, frustrazione e rabbia a metà canzone. Il famoso </span><em style="line-height: 1.3em;">&#8220;Go away!&#8221;</em><span style="line-height: 1.3em;"> dell&#8217;originale viene allungato per oltre un minuto in un esplosione di suoni rabbiosi e aggressivi in cui fanno capolino malinconici accordi di pianoforte, una colomba che vola tranquilla durante un bombardamento, si direbbe impossibile ma qui viene dimostrato il contrario. La furia continua si placa nel finale lasciando spazio alla rassegnazione o alla liberazione a libera interpretazione dell&#8217;ascoltatore.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em; text-align: justify;">Nella breve <em>X-Ecutioner Style</em> i protagonisti sono gli scratch dei DJ degli <strong>X-Ecutioners</strong> in un rap molto &#8220;badass&#8221; a cui segue <em>H! Vltg3</em> con un retrogusto di hip hop east coast degli anni ottanta. <em>Wth&gt;You</em> grazie al suo intelligente uso di elementi  presi dall&#8217;originale e pochi ma azzeccati cambiamenti riesce ad imprimersi velocemente in testa e si fa notare grazie ad un entusiasmante bridge con il rap di <strong>Aceyalone</strong>. Passando per il breve ma caldo interludio <em>Ntr\Mssion</em> arriviamo all&#8217;oscurità di <em>PPPr:Kut</em>: l&#8217;inquietante melodia di basso provoca brividi lungo la schiena mentre suoni ambient intessono paesaggi surreali e lugubri. <em>Rnw@Y</em> si caratterizza principalmente di un ottimo comparto ritmico e per l&#8217;eco del ritornello. La lieve voce femminile di <strong>Kelli Ali</strong> accompagna quella di <strong>Bennington</strong> nel ritornello di <em>My&lt;Dsmbr</em> in una canzone che arricchisce l&#8217;originale di maggiore varietà sonora. Chiudendo gli occhi ci si ritroverà in una fredda e innevata notte invernale di una grande città, rimuginando sui propri errori. Con <em>By_Myslf</em> torna la vena claustrofobica della prima parte dell&#8217;album. L&#8217;uso di un ritmo di evidente stampo downbeat dona al brano potenza e oscurità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify; line-height: 1.3em;">Il trittico finale viene introdotto da <em>Kyur4 Th Ich</em> in cui <strong>Joe Hahn</strong> reinterpreta se stesso creando una traccia cupo a cui segue la tetra epicità di <em>1stp Klosr</em>. L&#8217;atmosfera evocata dai suoni elettronici rievocano episodi di insoddisfazione mentre il rinomato <em>“Shut up!”</em> originale viene abilmente remixato con un ritmo più potente. In chiusura troviamo <em>Krwlng</em> in cui l&#8217;inizio riabbraccia la fine. Gli stessi archi di <em>Opening</em> avvia la nostalgica malinconia di una canzone che provocherà pelle d&#8217;oca all&#8217;ascolto. Di nuovo troviamo il crescendo emotivo e strumentale già spesso ascoltato durante il disco.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify; line-height: 1.3em;">In conclusione, <strong>Reanimation</strong> è un disco troppo spesso sottovalutato se non dimenticato nella discografia dei Linkin Park, forse perchè si tratta di un album di remix. Reanimation è un lavoro valido e originale con una freschezza di idee e maturità e varietà sonora notevole. È l&#8217;atmosfera calda e accogliente a fare da padrone nei sessanta minuti di musica.</span></p>
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		<title>Linkin Park &#8211; The Hunting Party</title>
		<link>https://linkinpark.it/recensioni/linkin-park-the-hunting-party/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Schiavone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2014 10:18:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Voglio che vi alziate proprio adesso, che andiate alla finestra e l&#8217;apriate e vi affacciate tutti ed urliate: &#8220;Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!&#8221; Queste parole uscite direttamente dalla bocca di Howard Beale nel mitico film Quinto Potere di Sidney Lumet sono l&#8217;incitamento più feroce e senza compromessi alla distruzione dello [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Voglio che vi alziate proprio adesso, che andiate alla finestra e l&#8217;apriate e vi affacciate tutti ed urliate: &#8220;Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">Queste parole uscite direttamente dalla bocca di </span><em style="line-height: 1.3em;">Howard Beale</em><span style="line-height: 1.3em;"> nel mitico film </span><strong style="line-height: 1.3em;">Quinto Potere</strong><span style="line-height: 1.3em;"> di </span><em style="line-height: 1.3em;">Sidney Lumet</em><span style="line-height: 1.3em;"> sono l&#8217;incitamento più feroce e senza compromessi alla distruzione dello status quo e dell&#8217;uscita dall&#8217;apatia mediocre dell&#8217;individuo medio. </span><strong style="line-height: 1.3em;">&#8220;Incazzatevi!&#8221;</strong><span style="line-height: 1.3em;"> è la parola d&#8217;ordine, la rabbia è l&#8217;unica cosa che possa far cambiare le cose, l&#8217;unica che possa mettere sottosopra un ordine prestabilito di cui nessuno è contento ma di cui tutti fanno parte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">Non ci sarebbe nulla da stupirsi se i <strong>Linkin Park</strong> avessero avuto questa citazione stampata e attaccata ad ogni muro del loro studio e in riproduzione continua sul loro impianto sonoro durante la fase di composizione di <strong>The Hunting Party</strong>. <em>&#8220;Incazzatevi!&#8221;</em>. Invero, con il loro ultimo album i sei californiani fanno esattamente questo, prendono alla lettera ogni singola parola di Howard Beale e la adattano al loro mondo. L&#8217;essenza di The Hunting Party sembra un enorme dito medio indirizzato in ogni verso; verso la società, verso l&#8217;industria musicale, verso la radio, verso coloro che hanno dato loro delle fighette o dei venduti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">In molti sensi questo era il disco della verità per i Linkin Park. Dopo un album maiuscolo come <em>A Thousand Suns</em> e uno abbastanza banalotto come <em>Living Things</em> seguito dall&#8217;infausto progetto <em>Recharged</em> era l&#8217;album seguente a dover mostrare al mondo quale strada avessero intenzione di seguire e se Recharged fosse stato solo un incidente di percorso atto ad ampliare la fan base e la carenza di idee di Living Things solo un problema momentaneo. A questo punto fece capolino la schizofrenica fantasia di <strong>Mike Shinoda</strong> che entrò in studio, fece sedere davanti a sè gli altri cinque membri della band e recitò a memoria il monologo di cui sopra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">Il risultato è l&#8217;album più inaspettato che una band mainstream abbia pubblicato negli ultimi anni. In un paesaggio musicale mainstream in cui le chitarre distorte sono una realtà estranea e l&#8217;elettronica prende sempre più piede, i Linkin Park decidono di dare alla luce un album in cui le influenze principali sono da ricercarsi nel <em>punk</em>, nel <em>heavy metal</em>, nell&#8217;<em>alternative metal</em> e nel <em>hard rock</em>; il tutto rimescolato in una salsa tutta personale. Al primissimo sguardo sulla tracklist queste influenze sono subito evidenziate dalle featuring: <strong>Rakim</strong>, <strong>Page Hamilton</strong>, <strong>Daron Malakian</strong> e <strong>Tom Morello</strong>. Un quartetto alla cui lettura molti avranno percepito un fremito nella forza. Un nome più grosso dell&#8217;altro per ogni appassionato di musica <em>crossover</em> fra gli anni &#8217;90 e i primi anni del nuovo millennio e, come ciliegina sulla torta, uno dei rapper più influenti della storia del genere. Uno più incazzato dell&#8217;altro (soprattutto Tom Morello quando si è reso conto che avevano registrato <em>Drawbar</em> mentre lui era andato in bagno).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;"><strong>The Hunting Party</strong> è tutto quanto ci si potesse aspettare da qualcuno che ha deciso di tirare un pugno in faccia all&#8217;industria musicale contemporanea: suoni aggressivi, composizioni più elaborate del semplice avvicendamento di strofa e ritornello, sonorità che richiamano a generi musicali che oggigiorno non vanno più di moda. La cosa più lieta da apprendere è che questo pugno in faccia è violento, potente ed incredibilmente ben riuscito. Dai primi vocalizzi distorti di <em>Keys to the Kingdom</em> fino alle oscure atmosfere conclusive di <em>A Line in the Sand</em> l&#8217;ascoltatore viene trasportato attraverso lande lugubri dove la chitarra di <strong>Brad Delson</strong> funge da guida e la batteria di <strong>Rob Bourdon</strong> da motore. Proprio il primo, tanto malmenato da fan e non a causa della sua mancanza di qualsivoglia profondità compositiva durante tutti gli album della band fino ad ora, in The Hunting Party porta la sue sei corde al ruolo di protagoniste dell&#8217;intero album; anzichè limitarsi a semplici power chord e qualche arpeggio basilare, Brad assale lo spettatore con assoli e riff a cui i Linkin Park non avevano neanche lontanamente abituato il loro pubblico. Così in <em>War</em> si presenta un assolo che potrebbe essere uscito dall&#8217;amplificatore di <em>Kirk Hammett</em> mentre in <em>Guilty All the Same</em> i riff ricordano molto da vicino certo <em>hard rock</em> anni &#8217;80. I primissimi secondi di <em>All for Nothing</em> potrebbero quasi essere un riff black metal!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">Delson non è l&#8217;unico però la cui prova su The Hunting Party sia notevole, ogni singolo membro del gruppo collabora egregiamente alla buona riuscita dell&#8217;album, in primis Rob Bourdon che si dimostra uno dei migliori batteristi in circolazione nel panorama rock. Anche <strong>Joe Hahn</strong> svolge un eccellente ruolo in sottofondo nonostante campionamenti e <em>scratch</em> siano elementi lontanissimi dalla vena di rock &#8220;puro&#8221; che caratterizza lunghi tratti di questo lavoro. Per la gioia di tutti coloro che le richiamavano a gran voce, le urla di <strong>Chester Bennington</strong> sono tornate in primissimo piano dentro all&#8217;equilibrio delle composizioni e altrettanto lo sono le rime di Mike mai ispirate e trascinanti come su questo album.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">Così viene dato vita ad un plotto di dodici canzoni in cui nulla stona. Anche canzoni che ad un ascolto separato sembrano più deboli e non degne di particolare attenzione come <em>Until It&#8217;s Gone</em> all&#8217;interno di un discorso più ampio acquisiscono un loro senso. Ad inframezzare i toni progressivi e veloci di <em>Guilty All the Same</em> e i ritmi mozzafiato intessuti dalla chitarra di Daron Malakian dei System of a Down in <em>Rebellion</em>, una canzone spiccatamente <em>pop rock</em> non sfigura. Se poi una canzone efficace pur nella sua totale mancanza di fantasia durante il ritornello quale è <em>Wastelands</em> si rivela essere una delle canzoni più deboli dell&#8217;intero disco, ci si rende definitivamente conto di trovarsi di fronte ad un album di livello veramente alto. Non importa se attraverso le sperimentazioni di <em>Mark the Graves</em>, le aggressioni sonore di <em>Keys to the Kingdom</em> oppure la potenza della ballad <em>Final Masquerade</em>, il sentiero conduce inevitabilmente alla conclusione di trovarsi di fronte al miglior album che i nostri abbiano fino ad ora pubblicato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">Se all&#8217;undicesima traccia qualcuno non se ne fosse ancora definitivamente convinto, i Linkin Park trattengono il piatto forte proprio fino all&#8217;ultima canzone. <em>A Line In The Sand</em> è una canzone completa sotto ogni aspetto, composta da malinconiche ma decise strofe affidate ad un cantato quasi recitato di Mike e da adrenaliniche accelerazioni in cui il riff di chitarra e il basso di <strong>Phoenix</strong> danno vita ad un comparto strumentale che non può lasciare indifferenti. È sicuramente noioso e ripetitivo continuare imperterriti a lodare il lavoro dietro alle pelli di Rob, ma cosa altro resta da fare di fronte a prestazioni di questo livello? Un&#8217;altra lode va fatta anche a lui.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">L&#8217;unica vera &#8220;delusione&#8221; (ma è una sciochezzuola) è la collaborazione con Tom Morello. Se le strofe di Rakim davano completezza ad una canzone già di per sè efficacissima, il cantato di Page Hamilton rimarcava la potenza di <em>All For Nothing</em> e Daron Malakian donava una verve ispiratissima a <em>Rebellion</em>, la chitarra di Morello è pressochè assente nella bellissima strumentale <em>Drawbar</em>. C&#8217;è da chiedersi se fosse una collaborazione davvero necessaria se il risultato è stato questo arpeggio semplicissimo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">Notabili sono anche i testi, espliciti e accusatori come non mai. Mai avevamo visto il booklet di un album dei Linkin Park contenere così tanti attacchi verso il mondo che ci circonda, colpevole di apatia morale, ipocrisia, indifferenza e corruzione. I Linkin Park si sono guardati intorno, hanno visto un panorama musicale mainstream senza coraggio, una società malata e insulti (forse anche in parte meritati) verso di loro. Dopo una tale visione non potevano fare altro che alzare la testa, dirigersi verso la finestra, aprirla, affacciarsi e urlare:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="line-height: 1.3em;">&#8220;Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!&#8221;</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.3em;">&#8230;e tutti noi non possiamo che essere grati per la loro incazzatura, dopotutto ci ha fornito il capolavoro dei Linkin Park.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://linkinpark.it/recensioni/linkin-park-the-hunting-party/">Linkin Park &#8211; The Hunting Party</a> proviene da <a href="https://linkinpark.it">LINKIN PARK ITALIA</a>.</p>
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