ATS, lotta con le tue paure

Questo articolo è stato pubblicato più di 15 anni fa e fa riferimento a notizie molto datate e pubblicate probabilmente su una precedente versione di questo sito; è pertanto possibile incorrere in problemi di visualizzazione di testi e/o immagini e in link che puntano a pagine non più esistenti o spostate.

Data la vicinanza della data di lancio di ATS, MTV ultimamente si sta sbizzarrendo con gli editoriali a tema. L’ultimo, quello che vi proponiamo oggi, punta sull’impatto psicologico del disco e sull’esperienza che induce nell’ascoltatore…da non perdere.

 

Stando alla leggenda, nell’agosto del 2000 un gruppo di chiaramente terrorizzati direttori esecutivi della Capitol records venne dotato di cuffie e caricato su una serie di furgoncini anonimi in viaggio sulla Pacific coast highway, sulla quale ascoltarono Kid A, dei Radiohead, per la prima volta. Fu una premiere piuttosto particolare -per non dire altro- per l’album, ed anche se l’intera cosa è piuttosto apocrifa, al tempo fece la sua scena.

Menziono questo fatto solo perchè nell’agosto del 2010 un chiaramente rilassato pubblicitario della Warner bros mi si è seduto davanti in ufficio e mi ha permesso uno dei primi ascolti di A thousand suns, dei Linkin Park. Non ci sono state cuffie o furgoncini anonimi e scenari spazzati dal vento -problemi di budget, immagino-, solo un caffè ghiacciato ed un quadernetto per gli appunti, il che è stato un vero peccato, perchè se c’è un album che merita il trattamento dei Radiohead, è questo. Soprattutto perchè, come scoprirete nelle prossime settimane, A thousand suns è l’equivalente di Kid A per i Linkin Park.

Beh, forse non tecnicamente, ma come minimo nello spirito. Come Kid A, A thousand suns è un album di grande ambizione e portata, uno sforzo impavido che porta la band in posti in cui non è mai stata, luoghi più oscuri e maledetti, più rumorosi e -a tratti- più pesanti. Come Kid A, è talmente differente dai precedenti sforzi della band che rappresenterà quasi senza dubbio la linea di demarcazione tra tutto quanto venuto prima e dopo. E, proprio come Kid A, non ci sono molte chitarre.

Al contrario, A thousans suns è pregno di elettronica sinistra, percussioni stridenti e tensioni rigide, postmillenarie. Quest’ultima cosa non è nuova alla band -il precedente Minutes to midnight aveva a che fare, almeno in parte, con la politica di George Bush e l’uragano Katrina-, ma qui hanno avvolto l’intero album in una cortina di terrore. E’ un percorso segnato dal ripetersi di “God bless us every one, we’re a broken people living under loaded gun”, frase sentita per la prima volta nell’opening track The requiem e più tardi nel singolo The catalyst. Segnato anche da momenti come l’inizio di When they come for me, in cui grilli vengono gradualmente coperti dal suono dell’artiglieria, oppure dall’uso dei discorsi, registrati e mondialistici, dello scienziato Robert Oppenheimer, dell’attivista politico Mario Savio e di Martin Luther King.

Ogni discorso è incredibilmente monolitico -la famosa citazione di Oppenheimer dal Bhavagad gita dopo il primo test nucleare nel 1945, il terrificantemente profetico Bodies upon the gears di Savio nel 1964, il lamento del 1967 di King secondo cui gli orrori della vita moderna non possono essere riconciliati con saggezza, giustizia e amore- e dichiara di venire dall’ultimo millennio. Perchè quello che A thousand suns -che prende nome dal discorso di Oppenheimer- cerca di dire è che nessuno di questi problemi è particolarmente nuovo. Al contrario, di fatto. Abbiamo appena scelto di ignorare gli avvertimenti. E potrebbe essere troppo tardi. Ed ecco un’altra ragione per cui mi ricorda tanto Kid A.

Ma ecco dove le somiglianze tra gli album finiscono. Perchè piuttosto che nascondere le proprie paure in un baccano claustrofobico, i Linkin Park fanno la scelta conscia di combatterle. Non hanno intenzione di venire sopraffatti, ed è proprio in quei momenti -il ruggito massiccio di Waiting for the end, la tuoneggiante Blackout, il migliore momento di Chester Bennington nell’album, e la muscolosa Wretches and kings- che il disco si innalza davvero. E vale la pena di dire che oltre a questa scontrosità meccanizzata ci sono anche momenti di ascensione assoluta. Il più notevole tra tutti è Iridescent, che comincia solo con una linea di piano, che lentamente si innalza al cielo incontrando delle chitarre (esistono, l’avevo detto) ed esplode in un grandioso coro “Remember all the sadness and frustration, and let go”.

Il tutto finisce con una traccia quasi acustica, The messenger, che vede la presenza di un Bennington in grande forma e culmina nella frase “When life leaves us blind, loves keeps us kind”. Ed è forse questo il vero messaggio dell’album, che non conta quanto lontane siano le cose, l’umanità non è vicina alla salvezza. Quello che distingue la macchina dall’uomo è la capacità di amare, e nonostante i fatti che sembrano dire il contrario, ci sono ancora cose in cui vale la pena credere. Sembra tutto piuttosto folle, ma i Linkin Park sono abbastanza fuori di testa per farlo. E vogliono che lo sia anche tu. Dopotutto è questo il punto, tutto quello che abbiamo lasciato.
Quindi, mentre A thousand suns può essere oscuro, discordante, clamoroso, ambizioso e risolutivo, Kid A no. E questa è ottimista.

 

Ormai è impossibile cercare di indovinare che tipo di album ci attenderà, perchè a prescindere dalla pubblicità che sta ricevendo, tutte le fonti, anche quelle non commerciali, sembrano confermare la bontà di questo lavoro, maturo e voluto. Che ne pensate?

Fonte: MTV.com