Blackchester di LPlive ha avuto la fortuna di assistere anch’esso al Listening Party e quindi di ascoltare A Thousand Suns (oltre che ad intervistare insieme ad altri fan Mike e Phoenix presenti all’incontro). Ci ha fornito una sua breve ma intensa (oltre che interessante) recensione del primo ascolto di ATS.
Quando li abbiamo incontrati ad Amburgo, Mike e Phoenix ci hanno detto come Rick Rubin cercò di espandere gli orizzonti creativi della band con “Minutes to Midnight” per poterli spingere ai loro limiti. Diversamente, durante le sessioni di “A Thousand Suns” non fu necessario perchè la band era già al di la dei loro orizzonti e questo lo si può davvero riconoscere. I ragazzi non solo sono felici di provare qualcosa di nuovo, ma hanno anche mescolato ogni singolo genere esclusivamente per reinventarsi totalmente.
Non è possibile riferirsi per alcuna delle nuove canzoni ad un preciso genere ed è così che dovrebbe essere, perchè questo è quello che la band voleva ottenere quando hanno pianificato la creazione di qualcosa di totalmente nuovo.
Durante “Wretches & Kings” per esempio si ha la sensazione di ascoltare i Disturbed, quando Mike improvvisamente irrompe con pesanti parti rap. Al contrario in “When they come for me” si ha quasi la sensazione di un mix tra Krawall und Remmidemmi dei Deichkind ed Interstella 555 dei Daft Punk. Persino “The Blackout” del quale abbiamo sentito già uno snippet nell’ultimo episodio di LPTV, risulta in totale opposizione con se stesso: prima ne assaporiamo gli urli heavy, gridati e scioccanti di Chester e poi in modo del tutto inatteso la canzone finisce totalmente calma – davvero qualcosa che non ti aspetteresti, ma non dirò di più a questo punto per non rovinarvi la sorpresa.
L’album stesso è un capolavoro ultimato, tanto che la band avrebbe preferito mixarlo come una unica canzone di 48 minuti piuttosto che 15 tracce, come Mike e Phoenix ci hanno detto, questo perchè nessuno dei pezzi avrebbe significato senza gli altri. Allo stesso tempo ognuna delle canzoni è indipendente perchè musicalmente rappresenta il proprio stile e suono, quindi non c’è una canzone simile alle altre in tutto l’album.
Parlando ancora di generi, “A Thousand Suns” è una mistura astratta di beat elettronici, hip-hop e rock così come una piccola porzione di metal e forse anche elementi indie, ma come ho già detto, una vera classificazione andrebbe al di la di ogni limite e genere.
Per me personalmente “A Thousand Suns” è stato una vera sorpresa, perchè non mi aspettavo che il nuovo suono sarebbe stato “fresco” in questo modo, ma non ne sono neanche stato scioccato. Inoltre sono felice di poter affermare quanto non si possa dire di aver già sentito tutto l’album soltanto dopo l’ascolto di The Catalyst, assolutamente il contrario. Non vedo l’ora che arrivi il 14 Settembre, quando “A Thousand Suns” arriverà nei negozi, perchè ne vale davvero la pena.
La parola è: CAPOLAVORO !!
Al di la del fatto che la recensione parla da sola, posso aggiungere che al momento ben 2 fans della band (tra quelli più Hardcore e fautori anche del passato dei Linkin Park) entrambi con gusti musicali ben diversi e con aspettative diverse da questo A Thousand Suns, hanno entrambi dato ottimi voti a quest’album ed al nuovo sound e direzione musicale intrapresa dalla band. Non possiamo quindi che aspettare il 14 Settembre ed ascoltare degnamente tutto l’album, dall’inizio alla fine, prima di poter giudicare e/o commentare la decisione della band e le sue scelte creative.
Fateci sapere che cosa ne pensate, come sempre.
Fonte blackchester.de
Grazie a LPlive
