Rockol intervista Chester

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Rockol.it, sito italiano che “sorveglia” la scena internazionale e non della buona musica, ha intervistato Chester Bennington, che nel bel mezzo dell’intervista, riferendosi ad una domanda, riaccende anche la speranza di tutti noi fans, discutendo della quasi certa probabilità di una data italiana nella seconda metà del tour, ovvero per il 2011.

Ecco alcuni dei punti salienti dell’intervista:

Riferendosi ad A Thousand Suns:

Già, perché non volevamo fare il solito disco che ci si aspetta dai Linkin Park, con le chitarre ben in evidenza, i cantati equamente divisi tra rap e melodia e l’elettronica come ornamento. Abbiamo voluto seguire nuove strade, senza pensare alle radio. Con ‘A thousand suns’ siamo riusciti ad ottenere la stessa aggressività dei nostri dischi precendenti cambiando radicalmente atmosfere, riuscendo a tenere le chitarre in secondo piano per lasciare molto più spazio a synth e campionatori. Per noi è stata una sfida, che ci sentiamo di avere vinto.

I giudizi sul nuovo album sono molto ‘polarizzati’. C’è chi prima ci detestava che dopo averlo ascoltato è diventato un nostro fan, e ci sono alcuni nostri fan della prima ora che invece lo considerano una porcheria. La cosa non ci disturba: ci avrebbe dato veramente fastidio, invece, che il lavoro potesse lasciare indifferenti. Cosa che per fortuna non è successa. Grazie al cielo, mi sento di dire, perché a noi piace la passione…

E ancora, parlando della produzione di Rick Rubin:

Diciamo che lui è stato un ottimo capitano. Il capitano siede nella plancia di comando e – per arrivare dove vuole arrivare – impartisce gli ordini all’equipaggio. Rick con noi ha lavorato così. Ha capito dove volevamo andare, e chi ha dato gli ordini giusti per arrivarci. In studio con noi è stato pochissimo, ma il suo apporto è stato comunque fondamentale.

Chester, poi, passa dal tema “nuovo album” al tema “Live in Cina”, dal momento che l’anno scorso fecero tappa a Macao e a Shangai :

E’ stata un’esperienza fantastica, sotto tutti i punti di vista…”

Anche le restrizioni alle quali il governo di Pechino sottopone gli artisti che decidano di esibirsi sotto la propria giurisdizione?

Beh, non ci abbiamo dato troppa importanza. L’importante era essere lì. Poi, certo, il ministro della cultura ti impartisce delle direttive. Ti chiede di non sputare sul pubblico? Non sputi. Ti dice di non dire ‘vaffanculo’ o di toglierti la maglietta? Non dici ‘vaffanculo’ né ti togli la maglietta. Alla fine ai grandi cambiamenti bisogna avvicinarsi sempre a piccoli passi. A Shangai tutto il pubblico era circondato da un’impressionante cordone di polizia: gli agenti, però, durante il concerto sorridevano tutti, e si godevano lo spettacolo.

Ed ecco che si approda al discorso riguardante una tappa in Italia:

Niente paura: rimarremo on the road fino a fine 2011, e di sicuro in Italia – un posto dove ci siamo sempre trovati benissimo. Prima o poi passeremo, magari durante un festival nel corso della prossima estate.

Puntualizza, poi, sul discorso della diffusione della loro musica:

Solo negli USA, un download del nostro disco su due è illegale. E, salvo eccezioni, la TV non ti fa gioco, con le comparsate fugaci alla David Letterman Show. Le radio rock? Quindici anni fa negli USA ad ascolterle erano in 60 milioni, adesso saranno sì e no 15. Ecco perché il Web, il videogiochi, le sincronizzazioni cinematografiche ed altro sono diventate oggi fondamentali: se il tuo obbiettivo è fare ascoltare la tua musica a più gente possibile, non puoi non farci i conti. Cercare di dare il proprio meglio ti mette al riparo da questo rischio. Prendete ‘Sgt Peppers‘ dei Beatles: anche se uscisse oggi, nessuno si sognerebbe di dire che è un disco datato. Ad imprigionare nel tempo sono più gli spettacoli dal vivo. Pensate ai cliché anni Settanta, alle ‘mirrorball’, oppure alle scenografie anni Ottanta. Il live ti costringe a cercare sempre la novità, a prendere in continuazione le distanze dal passato, perché ogni orpello, ogni scenografia, ogni trovata scenica automaticamente ti imprigiona in una determinata epoca. E noi gli orpelli e le scenografie le lasciamo a Beyoncè.

Alla domanda “Che i Linkin Park si stiano candidando a diventare le rockstar del nuovo millennio?”, Bennigton replica:

No, non abbiamo questa pretesa…Non cerchiamo di essere la ‘nuova generazione’ di rockstar. Vogliamo solo fare del nostro meglio per contribuire all’evoluzione della musica, e se tutto ciò dovesse per caso servire da fonte di ispirazione ad altre band… beh, ben venga.

La sincerità e la schiettezza di Chester ravviva ancora una volta gli animi, soprattutto con il grande accenno per una probabile data italiana: finalmente qualcosa di concreto da un membro della band.

Fonte: Rockol.it