L’artwork dell’album sarà “all’avanguardia” e “stupefacente”

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Mike Shinoda ha preso parte ad un’ intervista con Co.Create, parlando di molti argomenti: tra questi, il suo lavoro su The Raid, di come quest’ultimo lavoro possa influire sull’album dei Linkin Park, e ciò che i fan possono aspettarsi dall’ artwork di quest’ultima fatica della band. Quest’ultimo è qualcosa che lui non ha mai visto fare prima, e che comporterà quell’elemento “tech” che farà esaltare i fan.

Per saperne di più, leggete l’intervista!

Mike Shinoda non è solo il principale songwriter, tastierista e a volte cantante dei Linkin Park. Sorveglia anche l’equipaggiamento alt-rock/rap/metal, gli artwork del merchandising, e la presenza online – uno sforzo che ha fatto la band una delle più popolari su Facebook. Ora, mentre i Linkin Park sono a lavoro sul loro quinto studio album (che uscirà entro la fine dell’anno) Shinoda ha parlato a Co.Create sulla composizione della colonna sonora –la sua prima- per The Raid: Redemption. La battaglia Indonesiana ha esordito in città selezionate recentemente con recensioni positive e forti incassi e segna un altro progetto collaterale per Shinoda (come i Fort Minor), un progetto che –dice- gli ha insegnato un sacco di cose da riportare alla band.

Meno Ripensamenti, Più Lavoro

Shinoda è stato sorpreso che il regista di The Raid Gareth Evans sia stato così neutrale; ha lasciato Shinoda e il suo partner di composizione Joe Trapanese soli per un mese senza controllare. “È strano pensarci”, ha detto Shinoda. “Fai tutto questo lavoro e se l’avessimo suonato per lui e lui avesse detto che non gli piaceva molto avremmo buttato un intero mese –e avevamo soltanto tre mesi per farlo.” Ma il compositore è stato sorprendentemente felice di questo modo di lavorare. “Ho capito che se ci si allontana, otteniamo risultati migliori più velocemente.” Così ora ha applicato questo metodo di lavoro al materiale dei Linkin Park: “Sono tornato in studio con i ragazzi pochi mesi fa e ho detto ‘Questo è cio che io voglio fare’. Di solito ci incontriamo una volta a settimana per fare la critica delle cose scritte. Invece di stare insieme a fare questo, ci incontravamo soltanto per lavorare. Non c’era alcun ‘Non mi piace’ “.

E a lui piaceva veramente. “Mi ha divertito il potermi allontanare da qualcosa prima di avere dei ripensamenti o prima di chiedermi dove fossimo”.

Scegliere il progetto giusto

Gli era già stato chiesto di lavorare su un film (i Linkin Park hanno contribuito con alcune canzoni ai film Transformers) ma di solito l’approccio non ha fuzionato per lui. “Loro venivano da me e dicevano ‘Hey, ci piacerebbe avere i Linkin Park nel nostro film e vi faremo un sacco di pubblicità!’ È il contario di ciò che voglio fare. Di solito quando mi dicono questo intendono ‘Hey faremo fare a qualcun altro la colonna sonora del film, voi poi ci metterete delle chitarre e i vostri fan saranno tutti felici.’ Ma i fan dei Linkin Park direbbero, “E’ una falsità, non è quello che siamo venuti a ascoltare.”

Questa volta era diverso fin dall’inizio. “Questi ragazzi mi hanno chiamato e mi hanno detto, ‘Amiamo molto i Linkin Park, amiamo i Fort Minor e amiamo i remix che hai fatto.’ Hanno avuto un sacco di quella roba che faccio per divertirmi.”

Ed è stato un ambiente in cui ha potuto imparare e crescere. “Questo è il secondo film di sempre del regista, e ho pensato di potera lavorare con qualche errore e sarebbe stato okay. Lui sta crescendo, io sto crescendo, sto cercando di capire.” A questo scopo, Shinoda ha assunto Trapanese, che ha lavorato con i Daft Punk nella colonna sonora di Tron, per essere il suo partner di composizione. “Era onestamente il ragazzo con [il più] classico background, in composizione, arrangiamento e roba simile che avesse potuto aiutarmi nello scorrere del lavoro” ha spiegato Shinoda.

“Si tratta di una colonna sonora” dice. ”Non è come i beat o le tracce che accompagnano solamente il film. Volevo approcciarla in una maniera più tradizionale anche se la musica è molto insolita, quindi l’aggiunta della voce e roba del genere su materiale come questo mi distrarrebbe molto.” E non è simile a niente di ciò che fa normalmente. “Ero abituato a scrivere cose che volevo ascoltare quando venivano trasmesse alla radio, volevo prendere la gente e catapultarla dentro la canzone.”  Ma registrando la colonna sonora di The Raid ha lasciato che venisse dalla sceneggiatura, dagli attori, dal regista.  “Ho avuto un ruolo di sostegno, quindi non appena ho iniziato a fare cose che avrei fatto normalmente su una canzone, mi sono distratto parecchio. Così ho dovuto rallentare molto per fare ciò.”

A differenza di un film americano che inizia con una scena d’azione sopra le righe e poi ci mette due ore per cercare di superarla, The Raid —un brutale e intricato film d’azione— ha un inizio lento. Questo ha fatto sì che Shinoda costruisse lentamente il suo “arsenale musicale”. “È come un videogioco dove inizia con il livello più basso e man mano che si avanza si fa sempre più dura e alla fine ciò che accade si esaurisce in un primo momento con le pistole. Avanzando diventa sicuramente più caotico. All’inizio i primi segnali sono più rigidi e appena entrano in modalità “SWAT team”, tutto è molto digitale, rigido e preciso, perché è il modo in cui il film si sta sviluppando. Appena i personaggi cominciano ad essere presi e c’è il caos, ci saranno molte più percussioni. Ma non è soltanto il beat, come puoi fare con tutte le tue hit, ma abbiamo lasciato una sensazione come se la batteria collassi su se stessa. Sembrava che fosse proprio quello che stavano passando”. Piuttosto che assegnare una canzone ad ogni personaggio, come John Williams ha fatto in Star Wars, Shinoda ha deciso che qualche personaggio abbia un sound particolare.” Ogni volta che vedi questo personaggio,o qualcuno ci sta pensando,è come un messaggio subliminale, per darvi un indizio su quel sound e poi lo sentite.”

I Linkin Park e i Social Media

All’inizio, Shinoda e i suoi amici decisero di pronunciare il nome del gruppo come hanno fatto in modo da garantire il loro dominio —e  ciò successe a metà degli anni ’90. Solo da lì i Linkin Park avrebbero cominciato ad avere una forte presenza online. Shinoda è orgoglioso di avere la più grande fanbase di ogni band su Facebook, ma dice di non sapere come ce l’abbiano fatta. ”Se sapessi esattamente cosa fosse, non lo direi a nessuno.”  Dice, sorridendo. Eppure, egli riconosce molte delle cose che lui e i suoi compagni Brad Delson e Rob Bourdon sanno fare bene. ”Interagiamo frequentemente con i fan” dice. “E siamo veramente noi a farlo, sia che si tratti di qualcosa che ho scritto in una e-mail a qualcuno che lo ha postato, o che mi sia collegato e l’abbia scritto da solo,e i fan lo sanno. Molti gruppo non hanno il tempo per farlo da soli.”

Nell’ultimo disco,  A Thousand Suns,  abbiamo collaborato con MySpace,  abbiamo collaborato con una società denominata Indaba, e abbiamo pubblicato alcune delle parti del singolo prima che uscisse.” Spiega Shinoda. “Quindi la prima cosa che i nostri fan -ce ne sono molti, e sono fanatici- hanno avuto non è stato il singolo ma una parte di esso con la batteria e la voce. Erano parti isolate e non sono state aggiunte alla canzone. Così gli abbiamo detto, prendete questo, lo remixate, ci aggiungete qualcosa di vostro, li inviate a noi e chiunque vinca, vincerà qualcosa di grandioso. Il ragazzo che ha vinto è Polacco, che non aveva ascoltato nemmeno uno dei nostri pezzi, il suo sound, ciò che ha messo insieme, aveva senso. Il premio: l’abbiamo invitato praticamente a collaborare sull’album. Su ogni copia di A Thousand Suns, in tutto il mondo, la fine della canzone “When They Come For Me” è fatta dai Linkin Park e da questo ragazzo che è conosciuto come “No Brain”. La nostra sensazione era: “Cosa potrebbe volere di più un fan?” E anche se hanno partecipato in migliaia, Shinoda pensa che non sia stato abbastanza grande. Ecco perché:”La descrizione che vi ho appena dato è molto lunga, ma per trasmettere quella storia, devo raccontarla, ma non riuscirei a raccontarla in sole 140 parole. Ecco ciò che abbiamo imparato. Abbiamo imparato che in questo periodo dev’essere una grande storia a lungo termine ma dovrebbe essere lo stesso anche a breve termine,cosa che questo contest non è riuscito a fare.”

Cosa c’è in futuro…

“Non vedo l’ora che la gente noti  la componente online  della release del prossimo album. Non è ancora ultimata, ma credo che sarà grandiosa. Credo che l’artwork li farà saltare dalla gioia, perché c’è un aspetto “tech” per la cover dell’album che è molto all’avanguardia e per me è sconvolgente. Questa è roba che, senza rivelare nulla, non ho mai visto da nessuna parte e forse è troppo sottile per la maggior parte delle persone per capirla. In più speriamo che il lancio dell’album abbia qualcosa che possa eccitare la fan base.

Non darà dettagli su questo, ma dirà: “È molto più di fare un video contagioso, voglio dire, chiunque può fare un video contagioso.”

 

Fonte: LPA