Mike Shinoda sul sul blog, ci segnala un articolo di EQ Magazine, una rivista specializzata nel’ambito della registrazione musicale, nel quale vengono spiegati, in chiave molto tecnica e settorializzata, alcuni dei processi di registrazione di alcune canzoni di A Thousand Suns.

Vi proponiamo di seguito una parte di articolo tradotta, buona lettura:
Con A thousand suns, il loro lavoro più ambizioso e fuori rotta finora, i Linkin Park hanno tracciato una nuova strada per l’alternative rock.
“Volevamo creare qualcosa che sfidasse noi stessi, non tornare alle cose che eravamo abituati a fare. Così abbiamo buttato il libro delle regole fuori dalla finestra, e dove prima avremmo pensato di dover andare a sinistra, decidemmo di andare a destra.”
Chester Bennington è seduto col resto dei Linkin Park sullo stage del Music box theatre a Hollywood, pronto a ricevere domande da un’audience di membri di fan club, della stampa ed ospiti VIP riguardo al loro nuovo full lentgh, A thousand suns. Per i 47 minuti precedenti al question & answer, la band ha presentato il disco nella sua interezza, assieme ad uno spettacolo alle luci laser che avrebbe fatto rabbrividire anche il più incallito frequentatore di rave. Con circa la metà delle canzoni contenenti sequenze ad alti BPM e cadenze dance (per non parlare della notevole assenza di veri riff da chitarra rock e la presenza del rap di Mike Shinoda solo in tre tracce), l’esperienza non può far altro che accentuare la differenza tra questo ed i precendenti lavori dei Linkin Park. Con la sola eccezione, marchio di fabbrica, degli scream gutturali di Chester Bennington, ogni somiglianza col rap rock che hanno aiutato a definire è stata spazzata via. L’introspezione intensa e feroce è sempre lo scopo del gioco, ma il percorso è cambiato. E quando il percorso è segnato da 50 milioni di dischi venduti, due Grammy, e nove singoli numero uno nella classifica alternative di Billboard, buttare il libro delle regole fuori dalla finestra richiede molto più di uno slancio di speranza.
THE CATALYST
Per capire il suono così diverso di A thousand suns (le sue melodie sfuggevoli, le chitarre rotte, gli interludi prolungati), bisogna prima capire come funzionano i Linkin Park come gruppo. Raramente, se non mai, ormai un gruppo di sei persone registra simultaneamente, e tantomeno fa jam nel senso stretto del termine. Non c’è nemmeno alcuna divisione tra la scrittura e la registrazione, e le demo spesso fanno il loro percorso fino al mix finale.
“Direi che non abbiamo un modo standard di fare alcuna cosa”, dice ridendo il chitarrista Brad Delson. “Di solito, ti chiudi nello studio due mesi e fai una bella registrazione, ok? Il nostro processo non è niente del genere, e credo sia una delle ragioni per cui l’album suona come suona.”
La band ha assoldato il leggendario produttore Rick Rubin (non nuovo al traghettamento di band via da periodi di transizione) per co-produrre. Avendo lavorato coi Linkin Park nel lavoro del 2007, Minutes to midnight (per se stesso una certa partenza definitiva, musicalmente e vocalmente), Rubin ha aiuato a rinforzare il loro percorso creativo ed a massimizzare la potenza dell’approccio assolutamente unico della band alla scrittura dei testi.
“Quando facemmo Hybrid theory e Meteora, Brad ed io producemmo il grosso della scrittura”, dice Shinoda. “Scrivemmo assieme la musica, io scrissi i testi, ed assieme li demmo al resto della band per vedere se avevano suggerimenti: ad ogni modo, io e lui eravamo una specie di duo di produzione hip hop. Questa è la traccia, queste sono le voci.”
“Rick ha provato a darci un approccio molto più live in Minutes to midnight”, continua Delson, “e penso abbia anche capito che la nostra forza stava nell’approccio particolarmente hip hop alla registrazione: sai, una via molto più digitale, basata sullo studio. E’ dove vive la nostra arte.”
La chiave di A thousand suns è stata, quindi, una combinazione di sessioni di scrittura a piccoli gruppi, organiche, e di lunedì diplomatici in cui materiali, revisioni ed opinioni venivano condivisi tra i membri del gruppo. Lo scopo, stando alla biografia approvata del gruppo, era vedere se fossero capaci o meno di “abbandonare i preconcetti dell’ambizione commerciale per ricercare quella che credevano essere, onestamente, arte.” Per farlo, avevano dunque bisogno di cominciare (o tornare) a lavorare con strumenti artigianali, che sfumassero i contorni di chitarre, synth e percussioni. Per Shinoda, principale ingegnere del suono e beatmaker del gruppo, questo ha significato tornare in contatto con roba come l’Akai MPC1000 e rispolverare le ombre del 1994, che lo vedevano fare sample e mashup dei Wu-Tang Clan, dei Nine Inch Nails degli Smashing Pumpkins su un economico Roland MS-1.
“Questa attenzione per l’ear candy fa molto in una registrazione”, dice Shinoda. “Se assume tanta attenzione quanta quella che ha la canzone, può diventare qualcosa di davvero speciale.”
Per la parte davvero tecnica, in cui si parla dei modelli degli strumenti utilizzati dalla band, come microfoni, pedali, distorsori ed effetti digitali, vi rimandiamo all’articolo completo che potete leggere cliccando su questo link.
fonte: EQ Magazine
